La Terapia Breve Strategica: come e perchè funziona

La Terapia Breve Strategica si distingue per la brevità della durata degli interventi e per la sua efficacia dimostrata da oltre 10 anni di ricerche in ambito clinico: su un campione di 3.640 casi trattati l’86% con punte del 95% dei casi è stato risolto con un trattamento di durata media pari a sole 7 sedute e senza l’uso di farmaci (“Brief Strategic Therapy” (Nardone G., Watzlawick P., Rowman & Littlefield Publishers Inc, MD, USA, 2004).

Questo particolare tipo di approccio si distingue per l’attenzione riservata al “come” funziona un problema: durante l’incontro con il paziente si agisce sul presente dando alla persona strumenti concreti e operativi per agire subito sulla situazione da risolvere cambiandola fin dai primi incontri.

La terapia si può dire “riuscita” quando la persona, una volta modificato il suo punto di osservazione della realtà mantenuto attivo dalle azioni (tentate soluzioni) messe in atto per risolvere il problema, cambierà anche il modo di percepire e quindi reagire alla propria realtà nella relazione con se stessa, gli altri e il mondo.

Terapia Breve Strategica

Come funziona

Il cambiamento è l’unica costante della vita. Buddha

Il cambiamento è una caratteristica inevitabile della vita e come diceva Eraclito, il divenire è la concezione necessaria dell’Essere poiché ogni cosa è soggetta al tempo e alla trasformazione. È facile però notare come spesso gli esseri umani evolvano verso nuovi equilibri che sono tutt’altro che funzionali e tendano a rimanere ingabbiati nella loro omeostasi anche se disfunzionale.

Come ci illustra Watzlawick nel suo libro “Change” (1974) “persistenza e cambiamento vanno considerati insieme malgrado abbiano almeno apparentemente, natura opposta”: le cose cambiano, ma all’interno del cambiamento, qualcosa si mantiene e resiste. Paradossalmente più le cose cambiano più restano come sono.

Ecco che allora il cambiamento strategico non può essere un cambiamento casuale, ma deve essere focalizzato in una direzione ben precisa: introdurre un piccolo particolare che produce una modifica all’interno dell’intero sistema.
L’obiettivo è quello di aggirare la naturale resistenza al cambiamento e generare un cambiamento molto più grande di quello che il paziente possa prevedere, ovvero “ottenere il massimo del risultato, con il minimo sforzo e nel minor tempo possibile” (G. Nardone).

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